La videosorveglianza sans façon*

Il Garante tramite la propria Newsletter del 1 marzo 2013 ha pubblicizzato un provvedimento del 17 gennaio 2013 che ribadisce le linee interpretative già espresse in tema di Videosorveglianza (attività per la quale si rimanda sempre al provvedimento di carattere generale dell’8 aprile 2010).

Il Garante ha disposto il blocco dei trattamenti nei confronti del sistema di videosorveglianza attuato da FNAC Italia s.p.a. nel proprio negozio di Genova. Molti dei trattamenti sono stati giudicati inadeguati ai requisiti di legge.

Il provvedimento non contiene veri e propri elementi di novità, tuttavia nel ribadire un indirizzo già consolidato dell’Autorità Garante non mancano alcuni elementi che vanno sottolineati, se non altro perché i titolari dei trattamenti continuano ad ignorare alcuni aspetti delle norme in materia.

Prima di tutto bisogna ricordare che non adeguare i trattamenti agli obblighi di legge costa!
Sulla base del provvedimento del Garante gli illeciti contestati dovrebbero portare ad una sanzione stimabile tra € 56.000 e € 1.344.000.

1.
Violare le norme in tema di videosorveglianza, quando ci sono di mezzo i lavoratori è molto pericoloso, perché rende illecito il trattamento e integra un comportamento penalmente rilevante. Infatti, in questa occasione il Garante ha disposto la trasmissione degli atti all’Autorità Giudiziaria perché autonomamente proceda valutando la presenza del reato di “Trattamento illecito di dati personali”.

2.
Oltre a questo non bisogna dimenticare che, nell’ambito dei rapporti di lavoro bisogna concludere con i dipendenti un accordo sindacale che rende lecita la videosorveglianza, e l’accordo deve essere completo ed esatto. In questo caso il Garante ha accertato che l’accordo non descriveva correttamente il trattamento e nascondeva alcune operazioni di trattamento e persino un soggetto che non era stato censito e nominato responsabile.

3.
Si è ravvisato inoltre che uno dei soggetti che effettuava il controllo delle immagini riprese per conto del titolare non era munito di licenza prefettizia necessaria per svolgere l’attività di sorveglianza ai sensi del Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza.

4.
Non per tutti gli attori del trattamento erano stati formalmente decisi dei ruoli o erano state stipulate delle misure di sicurezza, anche questo ha contribuito a determinare il blocco dei trattamenti. Per porre rimedio FNAC ha pertanto dovuto nominare responsabili i soggetti che prima operavano in carenza di autorizzazione.

5. 
Una delle telecamere dovrà comunque essere spostata: chi ha configurato il sistema non ha provveduto a valutare per le immagini raccolte che non vi fosse un eccesso di trattamento. Non serve solo mettere le telecamere bene, serve anche verificare che siano tutte necessarie e che non vi siano telecamere di cui si potrebbe fare a meno!

6.
Oltre non tutte le aree videosorvegliate erano segnalate tramite l’informativa semplificata che si può sistemare tramite il cartello. A questo si somma che comunque i cartelli che erano stati sistemati recavano un informativa incompleta!
Basterebbe usare il cartello predisposto dal Garante (guarda qui sotto!) e compilarlo completamente e correttamente, per evitare questa contestazione (che già da sola può costare oltre seimila euro).

Se siete interessati a ricevere un articolo tecnico di analisi del provedimento potete scaricarlo da questa pagina, mentre se desiderate leggere il provvedimento del Garante annotato e re-impaginato potete scaricarlo da questa pagina.

 

Cartello video

* dal dizionario Treccani on-line: “sans façonsã fasõ› locuz. avv., fr. (propr. «senza atto cerimonioso»). – Propriam., senza cerimonie, alla buona. Nell’uso ital. è frequente il costrutto ibrido alla sans façon, alla buona, o anche in modo sciatto, senza cura: è un lavoro alla sans façon.”